Libreria Belgravia

Il Lettore Forte
8 min readJan 22, 2025

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Una libreria torinese che ha occhi curiosi e antenne dritte, una realtà aperta e accogliente che evita snobismi e preconcetti: Belgravia apre le sue porte a tutti i lettori e lettrici che amano la cultura a 360°.

La storia della libreria è iniziata negli anni ’90 e, attualmente, la Belgravia è una delle realtà culturali più affermate della città. Quali sono i cambiamenti e le novità che sono stati introdotti nel corso del tempo e che hanno reso possibile il mantenimento del suo successo?

Cambiamenti ovviamente non sono mancati, ma tutti hanno avuto un unico principio ispiratore, che è il “segreto” della nostra longevità: l’essere un luogo che fa cultura e non semplicemente una rivendita di libri. Fare cultura vuol dire innanzitutto saper lavorare in rete coi pezzi della filiera culturale: biblioteche, scuole, editori, autori, enti locali, centri culturali, associazioni.

Poi vuol dire darsi gli strumenti professionali (che sono in aggiornamento continuo) per avere un pensiero critico sulle proposte che ci arrivano, dal momento che viviamo un’esplosione di produzione libraria: in 10 anni siamo passati da 60 mila titoli annui a 90 mila con un una forte quota (circa 30 mila) di libri autopubblicati in autonomia o attraverso i vari marchi del print on demand.

Abbiamo scelto sempre di essere accoglienti con tutti i tipi di libri e di produzione, ma questo non deve esimerci dal dare una valutazione sulla scrittura che accogliamo.

Il vostro catalogo è specializzato in vari settori: quali sono le sezioni di nicchia e che difficilmente si possono trovare in altre librerie?

Le sezioni che abbiamo approfondito negli anni sono le sezioni su cui abbiamo avuto maggiori richieste da un lato e dall’altro quelle più frequentate dagli autori che abbiamo incontrato, quindi:

  • il mondo frastagliato delle discipline olistiche (filosofie orientali, e arti marziali, tutte le variegate pratiche naturopatiche, i percorsi di spiritualità di ogni tipo che ci aiutano a riconnetterci col nostro vero sé)
  • il mondo della poesia contemporanea e del ‘900 (abbiamo una pagina social dedicata unicamente alla poesia)
  • il mondo latino-americano attraverso le sue letterature e i tanti libri che raccontano le fatiche di quelle popolazioni
  • il mondo della memoria e riflessione sulla storia del ‘900 (i movimenti di opposizione al fascismo combattenti e non, i movimenti migratori dal Piemonte e dall’ Italia verso le Americhe tra fine ‘800 e inizio ‘900, il ruolo dei savoia nelle realizzazione dell’ unità d’italia, con le sue luci e le sue ombre, i movimenti di conflitto sociale anni ‘60 — ‘70 combattenti e non)
  • il mondo dell’ecologia, del pacifismo e di tutti i movimenti giovanili che nel mondo si oppongo ad un mondo sempre più divaricato tra pochi ricchi sempre più ricchi e tanti poveri o impoveriti sempre più poveri
  • per finire il mondo delle letture ad alta voce che rivolgiamo A TUTTI: dai nidi alle scuole materne, alle primarie e alle secondarie , quindi fasce 0–19 anni
Una collaborazione con il Bloom Teatro per i piccoli lettori.

Possedere una superficie di 250 metri quadri è un sogno per una buona parte delle librerie indipendenti: come viene gestito un tale spazio?

La superficie è ormai una richiesta che arriva dai lettori, soprattutto i più giovani: noi usiamo dire che la nostra scommessa consiste in una libreria con un formato da libreria di catena (quindi libri in orizzontale su tanti banchi e pochi scaffali verticali, peraltro prevalentemente sotto i banchi) collocata in una situazione fuori dal classico centro storico dove impera lo struscio.

La superficie è stata anche una scelta: ci permette di svecchiare anche un po’ l’immaginario romantico del libraiocheconsiglia circondato da pile di libri che sommergono lui e i clienti della libreria: forse è tempo di dare aria agli spazi librari, facendo entrare più luce possibile e dando all’occhio la possibilità di spaziare…Il libraio è importante, ma ancor più importante è la selezione di libri che metti sui banchi…e come la metti: come ci hanno detto tante volte “questo libro mi ha chiamato” e se lo portano a casa… :)

Torino è una città ricca di librerie: la presenza del Salone è un effettivo impulso per lo sviluppo della lettura in città oppure si tratta di una tendenza sociale già ben radicata?

Torino vanta case editrici italiane tra le più antiche: la SEI fondata nel 1908, Einaudi nata nel 1933, UTET nata nel 1791 per finire con Alberto Tallone nata nel 1938 ubicata ad Alpignano che ha pubblicato in anteprima mondiale autori del calibro di Paul Valéry, Pablo Neruda, Miguel Ángel Asturias, Elémire Zolla, Eugenio Montale.

Quindi il Salone del libro ben si inserisce e attecchisce in questo humus storico: l’impulso alla lettura non possono darlo le fiere del libro perché parlano a chi già ha la curiosità del libro, ma il Salone fa di Torino una tappa importante nella costruzione di nuovi orizzonti culturali. Il Salone come tutte le fiere del libro nelle grandi città toglie sicuramente vendite alla libreria ma nel caso di Torino restituisce alla città un clima di effervescenza e curiosità internazionale di cui beneficia tutta la filiera del libro, librai inclusi: sta a noi avere antenne dritte e occhi curiosi…

Presentazioni, mostre e iniziative sono all’ordine del giorno alla libreria Belgravia: quali sono le più apprezzate e quali sono le tendenze che si stanno consolidando?

Belgravia accoglie e promuove a 360 gradi perché questo è il compito delle antenne dritte e degli occhi curiosi: autori di tutti i generi: autoprodotti o editi, di narrativa o di saggistica, e poi la libreria vanta uno spazio mostre fisso rappresentato da una pannellatura ad hoc lunga 16 metri che ospita mostre di almeno un mese di fotografi, pittori, ceramisti, artisti.

Le stampe di Marco Tursi in esposizione.

Questo sguardo a 360 gradi, oltretutto, è per noi un forte strumento di professionalizzazione e aggiornamento continuo, perché ogni giorno scopriamo cose nuove grazie agli autori e agli editori sempre nuovi con cui veniamo in contatto e questo scambio ci aiuta a restare umili e accoglienti, insomma a non montarci la testa in un milieu come quello culturale che è purtroppo pieno di narcisismo ed egocentrismo.

Le foto in bianco e nero di Max Ferrero e Renata Busettini.

La comunicazione è al centro della vostra attività: dall’alto della vostra esperienza, quali sono i canali irrinunciabili che una libreria indipendente deve utilizzare?

Noi usiamo, con modalità variegate 4 canali di comunicazione: FB, Instagram, Whatsapp, mailing.

Per scelta non abbiamo mai fatto campagne di sponsorizzazione né richieste di lasciare mail, per cui tutti i contatti sono contatti “puliti” di persone che ci hanno in qualche modo scelto per svariati motivi e interessi.

Non abbiamo un sito perché per noi non ha senso: non è la gente che deve arrivare a noi: siamo noi che dobbiamo arrivare alla gente: stare nel flusso…come pesci nell’acqua!

La Belgravia è una vetrina d’eccezione per tutti gli autori e gli editori locali: i clienti interessati sono prevalentemente piemontesi o anche i turisti sono alla ricerca di “letteratura a km.0”?

I turisti che vengono a visitare Torino, non arrivano fino in Borgo San Paolo o Cenisia dove è collocata la nostra libreria di Via Vicoforte 14/d: di solito si fermano al quadrilatero del centro storico con puntate a Venaria e Superga.

Ma le richieste, attraverso i social, ormai arrivano anche da fuori Piemonte: un terzo degli incontri che facciamo, sono con autori ed editori che vengono da fuori Torino: ed è una tendenza in aumento.

Peraltro il fatto di avere dodici vetrine ci permette di proporre ad editori di altre regioni, una vetrina editore: anche solo una copia per editore, ma di una cinquantina di titoli che quindi danno un’ idea organica dell’identità della casa editrice, che quindi può dire “se volete sfogliare fisicamente il nostro catalogo, a Torino andate da Belgravia”. E questo spesso accade.

Con gli editori piemontesi invece ci può essere un rapporto più continuativo e approfondito: con alcuni di loro c’è un rapporto fraterno. Ci si confronta sui libri, sugli autori, sui distributori e tante volte giriamo loro anche scritture che abbiamo ricevuto e riteniamo interessanti: non a caso il nostro profilo su FB recita “Belgravia libreria & servizieditoriali”. Con gli editori non ha senso il conflitto commerciale: ci deve essere collaborazione e scambio.

Siamo solo all’inizio dell’anno e ci sono già parecchie librerie che hanno annunciato la loro prossima chiusura definitiva: la Bookish a Roma, la Fataghiò a Marsicotevere, la yomunari a San Lazzaro di Savena e, a Napoli, la Macondo e l’A&M Bookstore forse seguiranno lo stesso destino…In quanto libreria indipendente, qual è la vostra analisi del fenomeno?

A Torino, solo negli ultimi mesi sono nate quattro nuove librerie: Arlette in barriera di Milano, Lo Straniero in Vanchiglia, Fuori Dal Tempo sotto la Mole Antonelliana, per finire con La Ciurma in Santa Rita.

Quindi…anche a Torino ci sono state chiusure, ma la sfida è stata raccolta da nuovi librai: certo, i nomi che hanno chiuso sono nomi che avevano un lungo corso di attività, mentre le nuove aperture sono ancora giovani, ma basta con la moda del piangersi addosso.

In realtà è tutto il commercio di vicinato e di servizio che soffre e patisce la concorrenza dei grandi centri commerciali e della vendita online.

La risposta sta nella capacità di fare rete: più che tra librai, rete territoriale perché è sul territorio (cittadino o di quartiere a seconda delle forze di ognuno) che possiamo e dobbiamo affondare le radici per dare la migliore struttura e solidità possibile alle varie attività; questa è la rete che oggi manca perché ogni attività commerciale sta “in trincea”, perché non c’è consapevolezza del fatto che le attività culturali potrebbero trainare il commercio anche al di fuori del food che ovviamente lavora sempre profittevolmente, laddove c’è flusso di gente.

E la politica intesa come istituzioni non ha una progettualità seria e articolata su questo terreno.

Quali sono stati i titoli più venduti l’anno scorso nella vostra libreria?

Una terra per restare di Hilal Jadd, un autore libano-palestinese che insegna in una scuola superiore della banlieue parigina pubblicato da Astarte, una giovane casa editrice romana.

Il Dio dei nostri padri di Aldo Cazzullo, giornalista torinese e autore Mondadori di lungo corso.

Tatà di Valerie Perrin, scrittrice francese e autore di punta ormai da anni di E/O storica casa editrice indipendente romana.

Anatomia di una rapina di Maurizio Blini, noirista torinese edito da Capricorno, storica casa editrice torinese.

Avete un messaggio da condividere con i librai e le libraie delle librerie indipendenti italiane?

Se vogliamo che il nostro sia un lavoro utile, le scritture e più in generale le culture che facciamo camminare a partire dalla libreria devono essere strumenti di trasformazione sociale. E per questo ogni libreria deve avere e trasmettere un’identità forte.

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Anche i lettori forti a volte guardano solo le figure. https://linktr.ee/illettoreforte

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