Libreria L’Ornitorinco
A circa 400 metri dall’Arno, un gruppo di ornitorinchi ha trovato il terreno fertile per costruirsi una tana aperta a tutti. Se vi considerate persone di sentimento e di buona volontà, sul divano Ludovico I c’è posto anche per voi…
Qual è la storia della libreria L’ornitorinco?
Quella della libreria è un’idea che è germogliata nel mio inconscio, presentandosi a me fatta e finita durante un viaggio in macchina, come una rivelazione in cui tutti i tasselli vanno al proprio posto.
Ero insoddisfatta del mio lavoro e qualche mese prima avevo aperto un profilo social, L’ornitorinco — per l’appunto, in cui parlavo dei libri che stavo leggendo, consigliavo artisti o artiste, film da guardare. Quel giorno, guidando, ho capito che doveva diventare anche un luogo fisico, e da lì è davvero iniziato tutto.
Il suo background come organizzatrice nel mondo del cinema e del teatro le è utile, in qualche modo, nella gestione della libreria?
Moltissimo. L’ornitorinco organizza tantissimi eventi, abbiamo una media di due-tre eventi a settimana tra presentazioni, incontri, spettacoli, poetry slam, e averlo fatto per anni in passato è chiaramente di grande aiuto. Mi è servito anche per maturare la mia personale idea di cultura, di approccio al pubblico: ho imparato cosa per me non funziona, cosa non voglio comunicare, come desidero avvicinare e coinvolgere le persone.
Apprezzo sempre un sito ben fatto e, in quest’epoca dominata dall’acquisto online, mi pare essenziale offrire uno spazio virtuale ben concepito e esteticamente piacevole. Come è stato progettato nel suo caso?
Dal momento che L’ornitorinco è nato come profilo social, la cura dell’estetica online è stata un elemento fondamentale da subito. È innegabile che la nostra immagine virtuale sia diventata il nostro primo biglietto da visita: spesso seguiamo un profilo online prima di visitare quell’attività personalmente, quindi sia la grafica che i toni devono rispecchiare lo spirito del luogo, o quantomeno darne un’idea.
L’Ornitorinco non è solo libreria ma anche un bar. Molto spesso, purtroppo, lo spazio per rifocillarsi prende il sopravvento sui libri e i clienti sfogliano le sfogliatelle piuttosto che le pagine: come si mantiene un equilibrio tra le due offerte?
Per noi la libreria è l’attività principale, lo specifichiamo costantemente; a costo di risultare pignole correggiamo chi dice che siamo un caffè letterario perché, di fatto, non lo siamo.
Il bar è un supporto a cui teniamo molto perché facilita la chiacchiera e lo stare, ci piace l’idea che sia un luogo in cui la gente possa fermarsi. Inoltre, ammettiamolo, è ancora più bello parlare di libri davanti a un caffè o un bicchiere di vino. Tuttavia offriamo solo il minimo indispensabile, facciamo sia da libraie sia da bariste e non avremmo le forze per un’offerta
più ampia; forse anche questo rende evidente che la bilancia pende sempre verso i libri. Non sarà imprenditorialmente conveniente, ma il nostro cuore batte in primis per la letteratura, che ci volete fare.
Gli ornitorinchi leggono tutti insieme ogni terzo lunedì del mese, non serve iscriversi, basta presentarsi, non serve neppure che abbiate letto il libro. Una tale libertà incoraggia effettivamente la partecipazione a questi appuntamenti?
Questa la sappiamo: assolutamente sì! Il nostro gruppo di lettura è una delle nostre soddisfazioni più grandi, che non smette mai di stupirci e riempire i nostri cuoricini.
Probabilmente è proprio questo approccio a renderlo così numeroso e partecipato: una delle aspirazioni principali di questa libreria è quella di essere fucina di stimoli, spunti di riflessione, occasione di scambio e di dialogo senza che nessunə si senta in difetto o esclusə perché non sa, non conosce, non ha letto. Vogliamo togliere i libri dal piedistallo inaccessibile e respingente di pochə intellettuali elettə e tornare a parlarne liberamente,
anche dicendo non mi è piaciuto, non ho capito, non so. Oppure non dicendo nulla, ascoltando e basta. Ecco che tante persone si sentono accolte e partecipano agli incontri anche senza parlare o senza aver letto il libro di turno, godendo degli stimoli di riflesso, magari leggendo il libro a posteriori, oppure venendo a parlarne a tu per tu la mattina successiva. Leggere dev’essere un piacere, se ci riduciamo a performare anche in questo ci perdiamo davvero.
L’ornitorinco Si appassiona un po’ a tutto, passioni che hanno una durata media di sette/dieci giorni (…). È sostanzialmente una meretrice della cultura, anche se ci sono dei grandi amori a cui resterà fedele sempre. Quali sono le certezze che perdurano e le ultime passioni letterarie che l’hanno scossa?
Quando c’è bisogno di rifugiarsi in una zona di comfort che dia piacere e sicurezza non c’è nulla come la prosa delle grandi scrittrici del Novecento, che siano Virginia Woolf o Goliarda Sapienza. Saranno sempre un abbraccio per gli animi inquieti. Nuove passioni letterarie invece sono i testi ibridi, non classificabili in uno specifico genere letterario, come I pesci non esistono di Lulu Miller (add), che è a metà tra un saggio e un memoir ed è un libro che ti cambia la vita, o Undrowned. Lezioni di femminismo nero dai mammiferi marini di Alexis Pauline Gumbs (timeo), che è un po’ saggio ma anche un po’ poesia, da tenere fisso sul comodino per leggerne un capitolo ogni tanto, per calmare il respiro e rimetterci in pace con il mondo.
Che verso fa l’ornitorinco? Non ho ancora trovato una risposta a questa domanda ma so che in libreria comunica in versi poetici, in performance che lasciano libertà d’espressione a tutti i partecipanti. Ci racconta qualcosa di più di queste rassegne?
Da quando abbiamo aperto curiamo insieme al collettivo fiorentino dei Ripescati dalla piena una rassegna di poesia performativa dal titolo “I versi dell’Ornitorinco”. In due appuntamenti al mese, da novembre a maggio, ospitiamo poetry slam o spettacoli di spoken music di alcunə dellə poetə più conosciutə della scena. Quello del poetry slam è un mondo che ci è
affine perché abbiamo la stessa vocazione: parlare a tuttə, sfrondare la poesia da quell’aura antiquata che si porta appresso per renderla di nuovo accessibile, commovente, divertente, partecipata.
Gli ornitorinchi, o meglio, i maschi dell’ornitorinco, sono anche velenosi. Sono il frutto di anni di lettura di romanzi scritti esclusivamente da uomini oppure si difendono semplicemente dai cattivi prodotti editoriali?
Non viviamo nel mondo che vorremmo, anzi, crediamo che questo sia il presente peggiore da quando siamo nate. Una giusta dose di veleno diventa quindi indispensabile per difendersi da tutta l’intolleranza, la superficialità, l’egoismo che ci circondano. Noi proviamo a combattere tutto questo con i libri, cercando di sostenere le case editrici indipendenti che lottano accanto a noi e diffondendo i valori in cui crediamo, a partire dall’insindacabile diritto all’autodeterminazione fino alla cura reciproca come strumento indispensabile per creare una comunità sana, solidale, rispettosa, accogliente.
In libreria vi è modo di scegliere fra quattro tipi di abbonamento per ricevere direttamente a casa le vostre proposte di lettura, selezionate ovviamente in base ai gusti dei clienti. Quali sono i generi più ricercati?
Le persone puntano molto sulla narrativa contemporanea, ma anche sulla saggistica, conoscendo la nostra selezione specialmente per quel che riguarda le sezioni di studi di genere, femminismo, politica e società.
C’è un messaggio che vuole condividere con i librai e le libraie delle librerie indipendenti italiane?
Penso che ci sia bisogno di noi, ora più che mai. Le librerie indipendenti non sono semplici negozi, ma baluardi di resistenza culturale, luoghi in cui si crea comunità, punti di riferimento per il quartiere. E so che vista così è tantissima responsabilità che ricade sulle nostre spalle, so quanto sia difficile, quanta fatica comporta — economicamente, fisicamente, emotivamente. Ma sapere che non siamo sole è un pensiero che aiuta, che nel suo piccolo può dare forza, o almeno per me è così. Nessuna grande catena e nessun Amazon potrà mai fare quello che facciamo noi.