Libreria Semi d’inchiostro

Il Lettore Forte
8 min readJun 16, 2023

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Un libraio più sociale che social, pronto a sfidare le intemperie per proporre i più bei libri ai suoi clienti, racconta come far germogliare, dentro e fuori dalla sua libreria, i semi d’inchiostro.

Qual è la storia della libreria Semi d’inchiostro?

Quella di Semi d’inchiostro è probabilmente una storia come tante, nel senso che come molti ho incontrato anche io a un certo punto il sogno di lavorare con i libri. Non posso dire di essere sempre stato un grande lettore, anzi, mi sono avvicinato in maniera più consapevole alla lettura in età quasi adulta, anche se non ero lontano dal mondo narrativo, perché ero un grande lettore di fumetti e soprattutto un appassionato di giochi di ruolo, e le storie hanno sempre fatto parte della mia vita; a un certo punto, però ho iniziato a leggere anche romanzi, racconti, saggi e ho scoperto nuove maniere per raccontarle. La possibilità però di poterne fare addirittura un mestiere è arrivata un po’ di tempo dopo, quando mi è
capitato di aiutare un amico libraio nel suo lavoro di ambulante, un’esperienza che ci ha poi portato a una vera e propria collaborazione alla pari, che mi ha insegnato i primi passi, che mi ha permesso di arrivare
alla decisione di aprire una libreria con molta calma e soprattutto con molta consapevolezza.

Ci può raccontare qualcosa di più della sua vita di libraio itinerante, da un punto di vista più personale che commerciale?

Ho iniziato come libraio ambulante, appunto, approfittando della possibilità della tessera da hobbista, un tesserino che permette di partecipare a mercatini senza aprire la partita iva, chiaramente rimanendo entro determinati limiti; è stata un’esperienza fondamentale perché ho potuto tastare il terreno — prima di tornare a Fabriano avevo vissuto a lungo fuori regione, e molte cose non le conoscevo più — e soprattutto
di trovare i primi contatti per recuperare i libri, perché il mondo dell’usato ha delle dinamiche tutte diverse, fatte di reti sociali, di incontri, di persone in carne e ossa. Ecco, penso che uno dei motivi per cui, nonostante ora abbia una libreria fisica e anche un negozio online, lo stesso non voglio rinunciare al mondo itinerante, perché è per me non solo un’opportunità lavorativa, ma soprattutto umana, grazie alla quale ho incontrato molti colleghi e clienti che ormai sono diventati amici. È faticoso: bisogna svegliarsi presto, resistere al freddo o al caldo, ma in compenso si ha l’opportunità di conoscere sempre nuove persone, che anch’esse sono fatte di storie da ascoltare e dalle quali imparare.

Parliamo di social network: è la prima volta che nel mio viaggio virtuale mi capita di incontrare una libreria con un profilo su Mastodon. Com’è il mondo del libro lì dentro?

Sul discorso social network in realtà non ho ancora le idee chiare, e la mia esperienza su Mastodon è molto limitata, sia per il tempo che riesco a dedicarci e sia per la rete di contatti più ristretta; in generale però posso dire di non essere un libraio molto social: non vado oltre il semplice post, e spesso dimentico persino di condividere eventi che invece sarebbe importante pubblicizzare meglio. Ma va bene così, forse anche lì prevale la mia indole itinerante e più che social vorrei essere un libraio sociale.

Secondo lei, come si comporta attualmente il mercato del libro usato in Italia?

Questa sul mercato non è una domanda semplice, ma cercherò di trovare una risposta.
Innanzitutto credo che occorra separare il mondo del libro usato da quello del nuovo, perché seguono percorsi molto diversi, soprattutto nelle motivazioni dei lettori. Posso dire di trovarmi d’accordo con quelle statistiche che affermano che quello dell’editoria è un mercato in crescita: si stampa tanto, aumentano le fiere e i festival, aumentano le stesse case editrici, soprattutto indipendenti, che stanno facendo un grandissimo lavoro di ricerca, proponendo tematiche nuove, e molto spesso ponendosi come veri e propri agenti politici e sociali, portando all’attenzione problematiche e modalità alternative per affrontarle, come per esempio succede per le questioni ambientali, o di genere o di collettività. Questo grande fermento ha però il grande problema della sostenibilità: qual è il costo? Purtroppo conosciamo la questione della distribuzione e sappiamo che molte case editrici si trovano costrette a stampare più del necessario, a stampare per sopravvivere, in una spirale perversa che prima o poi porterà inevitabilmente a un collasso, economico ma anche di risorse; per far fronte al problema ancora una volta il mondo degli indipendenti si sta dimostrando un’avanguardia, proponendo soluzioni dal basso e collettive, che, anche se non con grandissimi numeri, funzionano bene.
È però un lavoro di resistenza e di consapevolezza, perché il mostro dell’iperproduzione e delle dinamiche soffocanti dell’economia contemporanea sono sempre in agguato.
Il mondo del libro usato è invece molto diverso e per certi versi più semplice. Sicuramente è molto vivace: c’è tantissima richiesta e molto spesso si creano vere e proprie catene di aiuto, una di queste è per
esempio il programma radiofonico Fahrenheit che ospita una rubrica dedicata alla ricerca di libri introvabili, mettendo in moto un vero e proprio tam tam che richiama lettori e librai a partecipare alla
caccia al libro desiderato. Mette però in luce anche la questione dei libri fuori catalogo, testi molto spesso fondamentali per studiosi ma che risultano di difficile reperibilità, sia per disponibilità anche nelle
biblioteche e sia per i prezzi molto elevati e non sempre giustificati; ecco allora che anche qui si può trovare un aspetto sociale, perché mettere nuovamente in circolo un libro, significa rimettere in circolo idee e possibilità, e a volte anche frenare un certo tipo di speculazione.

Di recente ho proposto un sondaggio, chiedendo se fosse più deprimente la presenza dell’hashtag in quarta di copertina,, l’angolo del BookTok in libreria, il logo di Netflix o, più in generale, il “visto in TV” sulla copertina. Qual è la sua risposta?

Non credo di aver mai riflettuto su cosa mi deprima trovare sui libri, ad alcune esclamazioni commerciali sono abbastanza abituato, sono cresciuto negli anni Novanta e il “visto in TV” era praticamente un mantra; forse oggi mi mette tristezza la perdita di un certo tipo di cura generale che certe case editrici stanno dimostrando, ma mi rincuora vedere come, ancora una volta, nell’editoria indipendente ci sia una controtendenza, perché oltre a contenuti nuovi propongono anche vesti nuove, contemporanee e ragionate, dove si percepisce bene tutto il lavoro e l’attenzione per l’oggetto finale.

La biblioteca di Fabriano sembra essere davvero dinamica nella sua proposta di attività e incontri letterari: quanto è importante, per le librerie delle cittadine più piccole, tessere delle relazioni di collaborazione con coloro che propongono le iniziative culturali?

Fare rete è secondo me una scelta necessaria per tutti, non solo per i piccoli paesi, e forse nelle grandi città diventa ancora più necessaria, proprio perché la presenza di grandi catene porta molti a vivere meno i
piccoli negozi, che sono spesso posizionati in quartieri meno comodi, magari in zone pedonali, e hanno anche orari difficilmente compatibili con molti lavoratori. Quindi occorre arrivare alle persone in maniera diversa, dar loro una ragione che non sia solo economica ma che sia di relazione, di senso, e — lo so che mi ripeto — di comunità.
Nel mio caso avere una biblioteca così dinamica è certamente una fortuna, perché nel tempo ha costruito una comunità di lettori attenta e consapevole, e soprattutto è una collaborazione che mi insegna molto, perché l’esperienza di chi lavora in biblioteca è impagabile.
È importante però coltivare rapporti anche con le librerie vicine, conoscersi e creare assieme, perché per la mia esperienza i lettori aumentano quando aumentano le possibilità di lettura e di confronto, e questo non può che essere positivo.

A Fabriano, dal 25 maggio, si svolgerà Fiabola, un festival dedicato alle fiabe principalmente dedicato a un pubblico adulto: rispetto, ad esempio, al mondo letterario anglosassone, l’Italia mantiene una sorta di diffidenza rispetto ai generi del fantasy e del fantastico, troppo spesso considerati come semplice narrativa per l’infanzia. Come mai, secondo lei, si stenta ad abbandonare questo luogo comune?

È vero, in Italia è ancora saldo il pregiudizio verso alcuni generi letterari, però ancora una volta (sempre loro!) le case editrici indipendenti e le iniziative dal basso stanno smantellando passo dopo passo molti preconcetti. Ad esempio si è concluso da poco un festival letterario curato da una rete di librerie indipendenti marchigiane, Eterotopie, che per questa edizione ha visto come protagoniste proprio le narrazioni altre e gli immaginari perduti e da riscoprire e il loro enorme potenziale sociale ed esistenziale; poi non possiamo non parlare del lavoro di Loredana Lipperini che, oltre a essere una bravissima scrittrice, è una grande divulgatrice.
Il festival Fiabola certamente si inserisce in questo percorso, riportando appunto la fiaba al centro del discorso e quindi esplorandola in tutte le sue possibilità, che chiaramente sono molto più ampie rispetto a quelle che la vogliono unicamente come strumento educativo o di svago.

C’è una libreria indipendente italiana che ammirate in particolar modo?

Ecco una domanda veramente difficile, perché ci sono diverse librerie che vorrei nominare e per motivi diversi. Sicuramente non posso non citare gli amici de l’Edicola 518 di Perugia, una realtà probabilmente folle ma che è riuscita a creare una bellissima rete fatta di qualità (le loro proposte sono veramente selezionate e per nulla scontate, basti pensare alla loro ricerca sulle riviste internazionali), fatta di azioni dal basso, di contaminazioni anche inaspettate.
E poi la libreria Modo InfoShop di Bologna, secondo me un bellissimo esempio di equilibrio e resistenza in un mondo in continua evoluzione, in una città che da ormai qualche decennio sta diventando sempre più difficile per le realtà indipendenti.

Quale messaggio vuole condividere con i librai e le libraie italiani?

Sono convinto che ogni volta che ci possiamo permettere di scegliere tra qualità e quantità è importante scegliere la qualità, sul lungo periodo ci ripagherà sia sul piano materiale che personale.

In quale mercatino Semi d’inchiostro farà tappa prossimamente?

A breve inizierà la stagione estiva e saremo tutti i Martedì al Foro annonario di Senigallia, tutti i giovedì a Marcelli di Numana e tutte le domeniche a Porto Recanati.

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